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Parità prezzi: stop della Corte Suprema tedesca alle clausole Booking

Germania corte suprema

La Corte federale di giustizia tedesca ha dichiarato incompatibili con le norme antitrust le clausole restrittive del best price imposte da Booking.com agli hotel. Il portale di prenotazione alberghiera non potrà più impedire agli albergatori in Germania di pubblicizzare prezzi delle camere più bassi sui propri siti web, a beneficio degli stessi alberghi e dei consumatori.

“Il verdetto del tribunale tedesco mette le cose in chiaro – ha affermato Marie Audren, direttrice generale di Hotrec -: clausole restrittive sulla parità dei prezzi sono incompatibili con il diritto della concorrenza. Questa è, quindi, una boccata d’aria fresca per gli albergatori in Germania, che avranno la libertà, quanto mai necessaria, di determinare le proprie strategie tariffarie, e che vedranno revocato un disincentivo alla loro digitalizzazione. Si spera che il verdetto costituisca un importante precedente per altri mercati europei”.

La IHA (Associazione degli albergatori tedeschi facente capo a Hotrec) aveva avviato il procedimento contro Booking.com con un reclamo nell’autunno 2013. In un ordine di cessazione e desistenza emesso il 22 dicembre 2015 l’Ufficio federale dei cartelli ha vietato al portale di prenotazione di utilizzare ulteriormente le clausole sul best price, sia sotto forma di parità tariffaria ampia (nessuna tariffa più favorevole su qualsiasi altro canale di prenotazione), sia sotto forma di parità tariffaria ristretta (nessuna tariffa più favorevole sul sito web dell’hotel). L’appello di Booking.com contro questa decisione aveva, però, avuto successo in primo grado dinanzi al Tribunale regionale superiore di Düsseldorf nel 2019. Successivamente, lo stesso Ufficio federale era riuscito a ottenere una revisione della sentenza dinanzi alla Corte federale di giustizia tramite un non-ricorso di ammissione deciso positivamente il 14 luglio 2020.

In Europa, i divieti sulle clausole restrittive della parità dei prezzi sono stati vietati per legge in Austria, Belgio, Francia e Italia. Tuttavia, i portali di prenotazione hanno mantenuto un forte in questi Paesi. La Svizzera potrebbe essere la prossima nazione a mettere fuori legge tali pratiche.