Congressi: arriva lo stop nel Dpcm del 18 ottobre

Hotel_de_la_ville_ 064

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Sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza. È la nuova misura contenuta nel Dpcm del 18 ottobre 2020, che invece consente le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale (“previa adozione di Protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni e alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro”).

Tutte le cerimonie pubbliche, prosegue il Dpcm, “si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico; nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza”.

Una duro colpo per il settore congressuale, che era da poco ripartito e che stava lavorando a una stagione di recupero e rilancio dopo il lungo stop durato mesi.

“Siamo disponibili a concordare nuovi protocolli, ma non a chiudere – aveva affermato la presidente Federcongressi&eventi, Alessandra Albarelli, alla vigilia del nuovo Dpcm -. Bloccare i congressi significa spegnere l’economia del Paese perché non potranno lavorare, non solo le imprese del settore, ma gli alberghi, i ristoranti, i taxi, gli allestitori, le società di catering, le cooperative di facchinaggio i service tecnici. Si colpisce un settore in cui il distanziamento è semplice e sono stati fatti ingenti investimenti dagli operatori per le misure di sicurezza. Non ci sono stati focolai di contagio nei congressi appena svolti. Chiudere adesso significa non poter neppure programmare l’attività del 2021, distruggendo un intero settore”.